lunedì 15 giugno 2009

Nuovo estratto da "D'amore e di ventura"

Un silenzio cupo aleggiava nel maniero, un silenzio irreale, rarefatto, inquietante. Viola riuscì a raggiungere le cucine e, rovistando nella dispensa, trovò della cacciagione fredda. S’impose di non avventarsi sul cibo, per ficcarsi in bocca in una sola volta tutto quello che aveva nel piatto, non era una selvaggia, e si sedette al tavolo, composta come se fosse ancora a Corte. Cominciò ad assaporare la carne a piccoli morsi, e le sembrò la cosa più deliziosa che avesse mai mangiato.
Si riempì anche una coppa di stagno con del vino rosso e lo sorseggiò a più riprese, allungando le gambe stanche dinanzi a sé su di un piccolo sgabello. Stava riflettendo su quanto erano meravigliosi i piccoli piaceri della vita, quando un rumore di piatti e stoviglie sbattute, la costrinse a voltarsi di scatto.
Un uomo biondissimo, con la camicia slacciata sul petto, le indirizzò un sorriso sghembo, e s’ inchinò beffardo, tenendo in mano una bottiglia di vino «Messere.»
Allorché un altro sbucò subito dopo, da dietro le spalle del biondo, con indosso solo un paio di brache nere aderenti, che gli fasciavano le cosce lunghe, muscolose e modellate. Era a torso nudo e i capelli corvini gli ricadevano scompigliati sul viso, sfiorandogli il collo e appena le clavicole. L’espressione era resa scanzonata da un sorriso spavaldo che, però, non illuminava gli occhi cupi come una notte senza stelle.
Viola strinse le mani intorno ai bordi della sedia: Cesare.
S’immobilizzò, e notò che lui s’incupiva ancora di più.
«Lasciaci, Filippo.»
Il biondo sembrò sorpreso, ma non obiettò. Prese un’altra bottiglia di vino e canticchiando li lasciò soli.
Cesare non si mosse: una lunga, maestosa sagoma nera contro il vano della porta. In quella posa, e pur costringendosi a focalizzare la sua attenzione su altro, Viola non poté fare a meno di bearsi dei muscoli tesi e scolpiti dell’addome, delle braccia forti e delle spalle larghe appena sfiorate dai capelli.

Una forza sconosciuta le serrò lo stomaco, impedendole persino di respirare. Quell’uomo aveva il potere di sconvolgerla a tal punto da farle perdere ogni briciolo di compostezza. Non riusciva a fare a meno di guardarlo e di perdersi nella sua bellezza da angelo nero.
Cesare prese una bottiglia e ne trangugiò una lunga sorsata, senza staccarle gli occhi di dosso. Poi reclinò il capo all’indietro e chiuse gli occhi, poggiando la nuca allo stipite della porta.
Viola trattenne il respiro, ammaliata.
Lui li riaprì e un’ombra gli passò nello sguardo.
«Vieni quì» le ordinò con un sussurro roco.
«Siete ubriaco.» lei si alzò di scatto dalla sedia,che cadde a terra con un tonfo secco.
Uno sguardo. Lui l’aveva messa in difficoltà con un solo sguardo. Ed aveva il presentimento che il peggio doveva ancora venire.
Cesare scosse il capo e i suoi capelli lucidi di sudore si mossero intorno al viso; aveva l’aria di un magnifico stallone nero, fiero e selvaggio, che scuote la testa per ribellione alla mano del padrone.
«Che c’è? Hai paura? Nessuno ti ha mai detto come il conte nero trascorre le sue notti d’inferno?» rise, una risata crudele che non riuscì a velare la profonda tristezza che sembrava turbarlo.
Viola deglutì e fu come se per un fugace, brevissimo istante, riuscisse ad entrare nella sua anima. Era nera, forgiata nella passione e nel sangue e stava per mostrarle qualcosa che non avrebbe mai dimenticato.
Cesare avanzò, il passo sicuro e spavaldo del conquistatore, i muscoli guizzanti sotto la pelle. Si fermò a così breve distanza da lei che poteva sentirne il fiato caldo sul viso.
Avvertì le gambe farsi molli e cedere per un momento sotto la potenza del suo sguardo.
«Siete troppo ubriaco per rendervi conto persino di ciò che fate e dite.»
Cesare le carpì brutalmente una lunga ciocca di capelli e la costrinse a reclinare la testa.
«Vi ho già risparmiato la vita una volta, non sono sicuro se ho intenzione di farlo ancora.» le alitò in faccia.
Lei sostenne indomita il suo sguardo. «Fatelo pure. Uccidetemi. La mia vita, ormai, non ha più alcun valore.»
Quell’arrendevolezza, quella a fierezza che rasentava l’incoscienza, lo indussero ad allentare la presa. Ma non la lasciò. Rimasero a fissarsi a lungo, in silenzio, lui che la teneva contro di sé, avvertendo i seni eretti contro il proprio torace, le lunghe cosce tra le sue, le unghie conficcate nel petto. C’era qualcosa di profondamente misterioso in lei, una magia che lo ammaliava, e lo rendeva folle di desiderio: era una Montefeltro ed era l’unica donna che avesse mai davvero desiderato.
«Viola…».
Il cuore della fanciulla mancò di un battito. Il suo nome. Aveva pronunciato il suo nome. C’era sofferenza nella sua voce, come un profondo sospiro dal profondo dell’anima. Non era preparata a tanto, non era preparata a questo.
Era certa che sarebbe riuscita a non cedere, finché i suoi occhi non incontrarono quelli di lui.
Dio, erano così profondi da non poterne vedere il fondo, e così intensi e grandi da riuscire ad entrarle dentro.
Il bacio fu improvviso. Lui le afferrò la nuca con gesto disperato e posò le labbra sulle sue, assaporandola lentamente, con una dolcezza tale da farle male al cuore.
.
«Viola.» sussurrò ancora contro le sue labbra, tempestandola di piccoli baci ardenti, percorrendole la schiena con ansia febbrile, stringendola contro di sé..
Le sembrava di vivere un sogno, sentiva i brividi lungo il corpo come se avesse la febbre. Aveva desiderato quel momento per anni, per anni lo aveva aspettato, ed ora lui la stava amando come aveva sempre sognato.
Sentì che la sollevava tra le braccia senza smettere di baciarla, percorrendole il volto e il collo con labbra avide che segnavano scie di fuoco sulla sua pelle, e la portò fuori.

Continuò a baciarla, mentre percorrevano i corridoi e salivano su per le scale. Di colpo, come emergendo da uno stato di profondo torpore, Viola si accorse che era nella camera padronale.
Il conte la poggiò delicatamente a terra e prese ad ammirarla come l’opera d’arte di un maestro.
Lei fece per sfilarsi i pantaloni, ma Cesare la fermò. «No, non ancora, non così.»
Versò del vino in una coppa e glielo accostò alle labbra. Viola bevve avidamente, avvertendo nascere in lei un piacevole languore. Cesare si sdraiò tra le lenzuola di seta nera e le fece cenno di avvicinarsi. Lei s’intrufolò timidamente al suo fianco.
«Ti ho tanto aspettato. Nelle notti senza luna e stelle, nei giorni freddi e in quelli di sole, io ho sempre atteso il tuo ritorno.» a lungo trattenute, le lacrime presero a scorrerle sul volto, e un nodo le chiuse la gola, spezzandole le parole sulle labbra.
Cesare annuì e le poggiò un dito sulla bocca, intimandole il silenzio. Le passò una mano sui capelli, e li accarezzò come se fosse stata una bambina spaventata. Viola si accoccolò contro il suo petto. Aveva la pelle liscia e calda e a quel contatto, cullata dal ritmico battito del suo cuore, chiuse gli occhi..
Cesare la tenne stretta a sé per tutta la notte e vegliò su di lei, senza mai sfiorarla. Era quello il suo modo per chiederle perdono.

8 commenti:

Mckayla aka Lily Rose ha detto...

Se prima ero persa ora lo sono totalmente.
Il momento in cui potrò finalemnte avere Cesare ta le mani non sarà mai troppo presto.
Mi piace molto questo estratto perchè riesco bene a figurarmi e sentire io stessa le emozioni dei personaggi.
Cesare è un personaggio che ti tesse una tela intorno e ti intrappola prima che tu te ne renda ocnto perchè sei una vittima volontaria e compiacente !
Che non vede l'ora di essere divorata !!!!

Brava Eli....

Tiziana ha detto...

Tutto d'un fiato e senza fiato!
Così ho letto il tuo estratto.
Cesare vibra forza da ogni poro, ma quello che nessuno si aspetterebbe da lui è la delicatezza con la quale accoglie Viola tra le lenzuola. Diamine! Per un attimo ho desiderato vivere quegli istanti in cucina, nel corridoio, nella stanza padronale... essere Viola insomma.
Cmq leggere ad estratti è davvero uno stillicidio! Caspita, come vorrei leggere oltre...
Hai ancora dimostrato quanto sei grande!

Flora ha detto...

La curiosità hai già catturato
ora non ci resta che vederlo pubblicato :-)

Un brano suggestivo ed affascinante...Complimenti cara Elisabetta!
Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Carissima Eli,
ho letto il tuo estratto davvero appassionante e aspetto con ansia di leggere il romanzo.
Tantissimi complimenti e a presto,
Ornella

Anonimo ha detto...

Brava Ely! Il brano mi sembra molto promettente, denso di emozioni e passioni forti. Un affettuoso in bocca al lupo per il futuro.
Theresa Melville

Lady Night ha detto...

Bellissimo l'estratto: lui è magico, magnetico, pericoloso. Un vero maschio Alpha dalla cima dei capelli alla punta degli stivali.
L'atmosfera intrigante, sensuale... Non vedo l'ora di leggere il libro!
Brava, brava, brava Eli!
Carla.

Sonia Caporali ha detto...

Io ti ho lasciato un commento su facebook, Eli ^__*
Baci!

Lady†Aredhel ha detto...

Non ho parole! Un brano che lascia senza fiato. Spero vivamente di riuscire a trovare il libro quando uscirà e non vedo l'ora di averlo tra le mani!
Complimenti, sei davvero bravissima!!!!!